Patagonia, breve diario della spedizione di Ermanno Salvaterra
2 novembre: La nostra storia ha inizio. Ieri sera alle ore 22 ci siamo trovati a El Chalten con i nostri soci Fabio e Mirko. Oggi il tempo non è tanto brutto ma le montagne sono coperte e c’è abbastanza vento. Stiamo preparando tutta la roba perché domani abbiamo intenzione di andare alla base della parete e costruire la nostra truna. Abbiamo guardato le previsioni e per i prossimi giorni non danno niente di buono.
3 novembre: Stamattina ci siamo alzati alle ore 5.30 ed il cielo era tutto azzurro. Andando verso il campo base la temperatura era appena sotto lo zero. Non c’era un filo di vento ed il Cerro Torre
sembrava quasi finto dal tanto era bello.
Dopo ore di cammino non senza qualche consueta imprecazione, siamo arrivati alla base della Standhardt dove già lo scorso anno avevamo la truna.
4 novembre: Nevica e c’è vento. Verso le dieci decidiamo di andare verso l’attacco della Standhart dove inizia la via di salita. Il nostro primo obiettivo sarà la via Exocet, aperta da Jay Smith e Jim Bridwell. Quando raggiungiamo “El Bloque Empontrado” il vento è abbastanza forte ed il freddo pungente. Decidiamo allora di lasciare il materiale e ridiscendere
5 novembre: Il cielo è grigio, il vento soffia abbastanza forte ed in più piove. La giornata sta trascorrendo nell’ozio più totale. Ci dedichiamo al dolce far niente, al bucato, ai nostri diari.
6 novembre: La giornata è come ieri e le montagne sono avvolte dalle nubi però almeno qui al Chalten c’è il sole e non fa così freddo. Fra due-tre giorni ci dovrebbe essere un miglioramento.
7 novembre: Un’altra giornata sta volgendo al termine e non ci sono buone nuove. Alessandro si è fatto un giro su una montagnetta appena sopra il Chalten ed ha incontrato il puma ad una decina di metri. Ha messo le gambe in spalla ed è scappato giù veloce ed arrivato a casa era piuttosto scosso. Se domani saremo ancora qui, molto probabile, andrò a vedere se riesco a vederlo e fotografarlo.
8 novembre: Sveglia presto ma tempo incerto.
9 novembre: La sveglia suona alle 5 ma sono già in piedi da qualche minuto. La giornata è bella e solo nel pomeriggio un po’ di nubi coprono le nostre montagne.
10 novembre
Ci alziamo alle tre e con molta calma facciamo un po’ di colazione con un thè e qualche biscotto. Verso le 4.20 lasciamo la truna e ci avviamo verso el Bloque Empontrado. Ci diamo spesso il cambio nel fare la traccia perché si affonda parecchio nella neve. La parete è abbastanza imbiancata e quindi mi trovo obbligato a salire la prima parte del tiro a destra del Bloque anziché a sinistra. Altri 8 tiri non difficili mi portano alla base della famosa goulotte di Exocet. Non siamo molto veloci ma tutto procede bene ed il tempo è bello. Salgo il primo tiro della goulotte e poco dopo mi raggiunge Ale che prosegue. Il canalino di ghiaccio è verticale ed Ale sale bene e solo pochi pezzi ghiaccio cadono ogni tanto. Ho solo il suo zainetto sopra di me e cerco di starci sotto per proteggermi. Ale è a circa trenta metri sopra di me e mi dice si stare attento. Poi mi urla “ocio”. Nel piantare la picca si è formata una grossa rosa di ghiaccio rotta in due. I due grossi pezzi cadono. Cerco di infilarmi il più possibile sotto lo zainetto ma la schiena non è protetta ed in sequenza, in una frazione di secondo, mi colpiscono il primo ed il secondo pezzo di ghiaccio; la schiena, all’altezza delle scapole, mi duole tantissimo. A stento riesco a respirare. Piango! Sento Ale che mi chiama ma non riesco a rispondere e non so nemmeno se lui sente i miei lamenti. Poi riprendo a respirare un po’ meglio ed esco dall’incubo che mi voleva portare via ed altri pensieri cominciano a torturarmi. Credo di avere le scapole rotte o forse qualche costola, non so. Penso alla discesa, alla ritirata e quanto sarà dura per me e per loro che mi dovranno accompagnare. I minuti passano ed Ale mi chiede come sto sapendo com’erano i blocchi che mi hanno colpito. Cerco di tranquillizzarlo. Ora mi fa molto male ma niente di più. Non riesco a sollevare il braccio sinistro perché la schiena mi fa molto male. Non penso più alla discesa ma all’andare avanti. Ma ce la farò? Intanto mi raggiunge Mirko che cerca di rincuorarmi. Poi, ci sistemiamo i due zaini opra di noi ed Ale può proseguire e finire il lungo tiro fino al termine della corda. Devo farmi forza e cercare di risalire con le jumar. Il tempo intanto è peggiorato. C’è un po’ di vento e nevischia. Dobbiamo trovare un posto per passare la notte. In una cornice sotto un fungo riusciamo scavarci un doppio gradino dove ci possiamo sistemarci seduti uno accanto all’altro “vicini vicini”. Ci eravamo portati 4 litri di roba da bere ma è tutto ghiacciato. Alessandro riesce a far da bere e qualcosa da mangiare. Non beviamo un goccio di liquido da stamattina ed i nostri corpi sono disidratati. Il vento continua a soffiare tutta la notte e la neve cade incessantemente.
11 novembre: Al mattino gli zaini sono coperti dalla neve e lo sforzo per tirarci fuori dai sacchi e ripartire è notevole. Per fortuna la schiena và meglio. Con altri due tiri siamo alla base del fungo terminale. Una discreta lotta per superarlo soprattutto per il vento che non mi
permette di vedere dove sono. Comunque poi ci troviamo tutti in cima. Non c’è tempo e siamo tutti presi dalla lunga discesa che ci aspetterà. Ci dimentichiamo persino di stringerci la mano, fare una foto, niente… Quando si scende da una parete qui in Patagonia, e si raggiunge la truna, sembra di arrivare ad un Hotel 5 Stelle. Beviamo e mangiamo a oltranza e poi ci infiliamo nei sacchi e cadiamo in un sonno profondo.
12 novembre: Per Ermanno la storia è finita, un po’ per il morale, la schiena non và poi così bene e la caviglia non è il massimo. Probabilmente Ale, Mirko e Fabio rimarranno qui ancora un po’. Scendiamo sul ghiacciaio non senza portandoci appresso tutto.
13 novembre: Giornata tranquilla passata a El Chalten asciugando tutta la roba bagnata.
14 novembre: Stamattina alle 8.30 Alessandro e Miko sono partiti per la valle del Torre. Di nuovo! Hanno intenzione di passare la notte alla base della Aguja Saint Exupery con l’intenzione di salire domani la via Chiaro di Luna aperta da Giordani molti anni fa. Intanto io e Fabio stiamo aspettando che Miguel ci dica se è possibile e quando anticipare il volo di ritorno.
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